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Area clinica

Terapie manuali e posturali

Trattamento del dolore muscoloscheletrico, dentro un percorso con un inizio e una fine

In sintesi

Trattamento manuale indicato ed eseguito dal medico fisiatra, su quadri di dolore muscoloscheletrico individuati dalla valutazione. Non è un ciclo di sedute a numero fisso: ogni percorso ha obiettivi misurabili, una rivalutazione a fine ciclo e un programma di esercizio da proseguire in autonomia, che è la parte con l'evidenza più solida.

Seduta
45-60 minuti
Ciclo
Il numero di sedute non è fissato in anticipo: dipende dalla rivalutazione a fine ciclo.

Il trattamento manuale è uno degli strumenti con cui si interviene sul dolore muscoloscheletrico. Funziona quando ha un obiettivo chiaro, un medico che decide quando iniziare e quando fermarsi, e un lavoro attivo che ne consolida l’effetto. Senza questi tre elementi diventa una serie di sedute che si ripetono.

Come funziona

Valutazione. La Dott.ssa Forleo visita la persona: anamnesi, esame obiettivo, test funzionali, valutazione ecografica quando serve, ed eventuali esami di imaging già disponibili. Il trattamento manuale viene indicato solo se la valutazione lo giustifica, e dopo aver escluso i segnali che richiedono prima altri accertamenti.

Trattamento. Le sedute le esegue direttamente lei. È specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa, con formazione in medicina manuale e osteopatia e in ecografia muscoloscheletrica: indicazione ed esecuzione restano nelle stesse mani, e questo permette di correggere l’approccio seduta dopo seduta invece che a fine ciclo.

Rivalutazione. A fine ciclo si confrontano dolore, funzione e capacità di carico con i valori di partenza. Se il miglioramento c’è ed è misurabile, si consolida e si passa all’autonomia. Se dopo un ciclo completo non è successo nulla, lo stesso trattamento non si ripete: si riconsidera il quadro.

Quando il quadro richiede un percorso riabilitativo strutturato, questo viene definito insieme a un fisioterapista e prosegue sotto indicazione medica. È un passaggio diverso dal trattamento manuale, e viene detto quando serve.

Cosa comprende

Le tecniche si scelgono in base al quadro clinico, non su un protocollo fisso: tecniche sui tessuti molli compreso il trattamento miofasciale, mobilizzazioni articolari, ed esercizi eseguiti in seduta e proseguiti a casa.

Il numero di sedute non è fissato in anticipo: dipende da come la persona risponde, e si decide alla rivalutazione.

L’evidenza: due affermazioni diverse

Su questo punto teniamo separate due cose che vengono spesso confuse, perché hanno un peso molto diverso.

Per il dolore muscoloscheletrico l’evidenza è discreta. Nel mal di schiena e nel dolore cervicale gli studi mostrano benefici reali su dolore e funzione, di entità da piccola a moderata e soprattutto nel breve periodo. Le linee guida la raccomandano come parte di un percorso che comprende l’esercizio, non come trattamento isolato.

È anche il motivo per cui ogni ciclo prevede un programma da proseguire in autonomia: nel dolore persistente l’esercizio terapeutico ha la base documentale più solida, più del trattamento manuale stesso.

Per la correzione posturale intesa come riallineamento l’evidenza è debole. Le differenze di postura statica fra una persona e l’altra si associano poco al dolore, e non esistono prove che «raddrizzare» una postura riduca il dolore o prevenga problemi futuri.

Per questo l’obiettivo del lavoro posturale qui non è l’allineamento. Gli obiettivi sono ridurre il dolore, migliorare la funzione nei gesti quotidiani, aumentare la capacità di carico e la tolleranza alle posizioni prolungate, e recuperare fiducia nel movimento. Sono obiettivi misurabili, e si misurano.

Quando il percorso si ferma e indirizza

Alcuni segnali fanno sospendere il trattamento e portano prima agli accertamenti: dolore notturno che non migliora con il riposo, perdita di peso inspiegata, febbre o malessere generale, storia di tumore, debolezza o perdita di sensibilità che peggiorano, disturbi del controllo di vescica o intestino, intorpidimento nella zona genitale, trauma recente, un dolore nuovo dopo i cinquant’anni senza causa evidente, vertigini o disturbi visivi durante il lavoro sul collo.

Se compare uno di questi, prima viene la diagnosi. Il trattamento viene dopo, se ancora indicato.

Cosa non promettiamo

Le tecniche manuali non rimettono a posto vertebre, bacino o articolazioni: non spostano strutture in modo stabile, e l’effetto è sul dolore e sul movimento. Non correggono scoliosi strutturali né asimmetrie degli arti inferiori, e non risolvono un’ernia del disco — su quella si può lavorare per dolore e funzione, dentro un percorso medico.

Il beneficio delle sole sedute tende a ridursi nel tempo: quello che dura si costruisce con il lavoro attivo. E se un ciclo completo non produce un miglioramento misurabile, lo diciamo e si cambia strada, invece di proporre il ciclo successivo.

Quando è indicato
  • Lombalgia aspecifica, acuta o cronica
  • Cervicalgia
  • Dolore di spalla
  • Rigidità articolare dopo immobilizzazione
  • Dolore muscoloscheletrico emerso dalla valutazione posturale e funzionale
  • Limitazione funzionale che riduce la tolleranza alle posizioni prolungate
Quando non è indicato, e cosa non è
  • Fratture recenti
  • Osteoporosi severa
  • Malattia oncologica nella zona da trattare
  • Infezioni in atto
  • Instabilità vertebrale
  • Trombosi venosa profonda
  • Artriti infiammatorie in fase acuta
  • Interventi chirurgici recenti nella zona
  • Lesioni cutanee nell'area di lavoro
  • La terapia anticoagulante non esclude il trattamento, ma richiede tecniche delicate
  • Non si accede alle sedute senza una valutazione medica preliminare
  • Non corregge scoliosi strutturali, asimmetrie degli arti inferiori o curve vertebrali
  • Per la correzione posturale intesa come riallineamento l'evidenza disponibile è debole: l'obiettivo dichiarato è su dolore, funzione e capacità di carico
Le informazioni di questa pagina hanno finalità informativa e non sostituiscono la visita medica. L'indicazione al trattamento, le modalità e il numero di sedute vengono stabiliti dal medico in sede di valutazione clinica individuale.

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