Fotobiomodulazione
Luce non ionizzante come segnale cellulare, su nove bande di lunghezza d'onda
Impiego di luce visibile e vicino infrarossa per modificare l'attività delle cellule. Non taglia, non ha effetto ablativo, non riscalda il tessuto in modo significativo: agisce come un segnale, con bersaglio principale nel mitocondrio. Il risultato dipende dalla precisione dei parametri, non dall'intensità.
- Seduta
- Circa 30 minuti
- Ciclo
- 10 sedute, a cadenza settimanale o bisettimanale secondo indicazione
La fotobiomodulazione è l’impiego di luce non ionizzante — visibile e vicino infrarossa — per modificare l’attività delle cellule. Non taglia, non ha effetto ablativo, non riscalda il tessuto in modo significativo: agisce come un segnale.
Il termine ha sostituito la vecchia definizione di low level laser therapy nel consenso internazionale del 2015, quando è diventato chiaro che l’effetto non dipende dal laser in sé ma dai parametri della luce, e che i LED di qualità medica producono lo stesso fenomeno. Da allora la fotobiomodulazione è una voce a sé nella letteratura biomedica.
Come funziona
Il bersaglio principale è dentro il mitocondrio. La citocromo c ossidasi, ultimo complesso della catena respiratoria, assorbe la luce rossa e vicino infrarossa. L’ossido nitrico che in condizioni di stress si lega a quel complesso e ne rallenta il lavoro viene fotodissociato: la respirazione cellulare riprende ritmo, la produzione di ATP aumenta, e si genera un piccolo aumento controllato di specie reattive dell’ossigeno che funziona da messaggero.
Da lì partono le conseguenze a valle: attivazione di fattori di trascrizione, modulazione della risposta infiammatoria, aumento della sintesi di collagene ed elastina da parte dei fibroblasti, migliore microcircolazione locale.
Le lunghezze d’onda più corte lavorano invece in superficie e con un meccanismo diverso: la luce blu eccita le porfirine endogene di alcuni batteri cutanei, la luce ambra agisce sulla componente vascolare superficiale.
La risposta è bifasica, ed è ciò che distingue questa procedura dalla maggior parte dei trattamenti. Una dose insufficiente non produce nulla, una dose eccessiva inibisce. Non esiste un “più forte, meglio è”: quello che conta è la combinazione precisa di lunghezza d’onda, irradianza, durata e distanza, ripetuta con la cadenza corretta.
Per questo si parla di protocollo, e non di seduta.
Le bande utilizzate
Il dispositivo lavora su nove programmi, ciascuno con una lunghezza d’onda dedicata e una profondità di azione diversa.
superficie
epidermide e derma superficiale
derma
derma profondo
sottocute e oltre
strati profondi
Le bande si usano raramente da sole. Su una cute acneica con componente infiammatoria, per esempio, ha senso associare il blu che agisce sulla carica batterica superficiale al vicino infrarosso che modula la risposta infiammatoria nel derma. Su un quadro di fotoinvecchiamento il baricentro si sposta sul rosso e sul rosso profondo.
È la combinazione, e la sua evoluzione nel corso del ciclo, a fare la differenza tra un’esposizione alla luce e un trattamento. La scelta della banda viene stabilita in visita, in base all’indicazione clinica.
I campi di applicazione
Medicina estetica
È l’ambito in cui la fotobiomodulazione ha trovato l’uso più diffuso: fotoinvecchiamento, qualità e texture della cute, rughe fini, opacità del colorito. Ha un ruolo preciso anche come trattamento di accompagnamento: dopo laser, peeling, microneedling o filler riduce eritema ed edema e accorcia i tempi di recupero.
Dermatologia
Acne infiammatoria, rosacea e cute reattiva, cicatrici, guarigione di ferite difficili, alopecia androgenetica. In ambito specialistico rientra anche nel trattamento di alcune dermatosi infiammatorie croniche.
Longevity e medicina funzionale
Qui il razionale è direttamente quello mitocondriale: sostenere l’efficienza energetica cellulare, contenere lo stress ossidativo, favorire il recupero. Le applicazioni più studiate riguardano la performance muscolare, la qualità del sonno e i ritmi circadiani.
Mucosite orale nel paziente oncologico
L’indicazione con l’evidenza più robusta in assoluto non è estetica: è la prevenzione e il trattamento della mucosite orale nei pazienti in chemioterapia o radioterapia, dove la fotobiomodulazione è raccomandata dalle linee guida internazionali di terapia di supporto.
Disponiamo del dispositivo dedicato a questa applicazione e la eseguiamo.
Ogni caso viene valutato singolarmente. Il trattamento si inserisce nel percorso oncologico già in corso come terapia di supporto: presuppone il confronto con l’oncologo curante, e non sostituisce in nessun caso la terapia antitumorale né le indicazioni del centro che ha in carico il paziente.
L’indicazione, il momento in cui iniziare e i parametri vengono stabiliti dopo valutazione clinica, tenendo conto del tipo di trattamento oncologico, della sua fase e delle condizioni della mucosa.
Dove l’evidenza cambia
Riteniamo corretto distinguere: la stessa tecnologia ha livelli di evidenza molto diversi a seconda dell’indicazione. Nella mucosite orale esiste una raccomandazione da linee guida; in ambito estetico e dermatologico l’uso è consolidato ma con evidenze di grado inferiore.
Si aggiungono la fisioterapia e il dolore muscoloscheletrico, l’odontoiatria, l’oftalmologia, la medicina dello sport. In neurologia — trauma cranico, esiti di ictus, ambito cognitivo — la ricerca è in corso e i risultati vanno considerati preliminari.
Il ciclo
La seduta dura circa trenta minuti. La cadenza standard è settimanale; si passa a due sedute a settimana quando il medico ritiene indicata una frequenza più alta.
Il ciclo completo è di dieci sedute, perché è la posologia su cui la risposta tissutale si costruisce e si stabilizza: le prime sedute preparano, le successive consolidano.
Prima si esegue la valutazione iniziale, in cui si stabiliscono indicazione, bande e cadenza. È compresa nel percorso, non un passaggio a parte.
- Fotoinvecchiamento, qualità e texture della cute, rughe fini, opacità del colorito
- Accompagnamento dopo laser, peeling, microneedling o filler: riduce eritema ed edema e accorcia i tempi di recupero
- Acne infiammatoria
- Rosacea e cute reattiva
- Cicatrici
- Guarigione di ferite difficili
- Alopecia androgenetica
- Supporto all'efficienza energetica cellulare e al contenimento dello stress ossidativo
- Performance muscolare e recupero
- Qualità del sonno e ritmi circadiani
- Dolore muscoloscheletrico
- Prevenzione e trattamento della mucosite orale nel paziente oncologico, come terapia di supporto e in accordo con l'oncologo curante
- Fotosensibilità
- Terapie fotosensibilizzanti in corso
- Lesioni pigmentate ancora da inquadrare
- Epilessia fotosensibile
- Gravidanza
- Alcune patologie in fase attiva: la valutazione è medica e preventiva
- Nel paziente oncologico non sostituisce in nessun caso la terapia antitumorale, e presuppone il confronto con l'oncologo curante
- Non esiste un dosaggio "più forte": una dose eccessiva inibisce la risposta invece di aumentarla
- In neurologia — trauma cranico, esiti di ictus, ambito cognitivo — i risultati disponibili sono preliminari
- Lumialed — Shenzen Idea Light Limited
- Dott.ssa Sonia Ciampa — Medico chirurgo
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