Invecchiare non è una cosa sola: i meccanismi che la ricerca ha isolato
Per molto tempo l’invecchiamento è stato trattato come un dato di fatto: qualcosa che accade, non qualcosa che ha dei meccanismi descrivibili. Negli ultimi quindici anni questo è cambiato, e il cambiamento ha una data abbastanza precisa.
Una mappa condivisa
Nel 2013 un gruppo di ricercatori pubblicò su Cell un lavoro che proponeva di organizzare quello che si sapeva sull’invecchiamento in un numero limitato di processi fondamentali — i cosiddetti hallmarks of aging. Erano nove. In una revisione del 2023 gli stessi autori li hanno portati a dodici.
Non è una classificazione definitiva, ed è stata discussa. Ma ha dato al campo una cosa che gli mancava: un vocabolario comune, e un modo di capire se un intervento agisce su un meccanismo reale o su un effetto di superficie.
Che cosa contiene, in sintesi
Senza pretesa di completezza, i processi più rilevanti per capire il resto di questa serie.
L’instabilità genomica. Il DNA accumula danni durante tutta la vita, e i sistemi di riparazione diventano meno efficienti nel tempo.
L’accorciamento dei telomeri. Le estremità dei cromosomi si accorciano a ogni divisione cellulare. Quando diventano troppo corte, la cellula smette di dividersi.
Le alterazioni epigenetiche. La sequenza del DNA resta la stessa, ma cambia quali geni vengono letti e quali silenziati. È uno dei meccanismi su cui la ricerca si concentra di più, perché è in parte reversibile.
La perdita della proteostasi. Le cellule perdono progressivamente la capacità di ripiegare correttamente le proteine e di smaltire quelle danneggiate.
La deregolazione dei sensori di nutrienti. I sistemi che rilevano la disponibilità di energia e regolano la crescita cellulare perdono precisione. È il motivo per cui alimentazione e metabolismo pesano tanto in questo campo.
La disfunzione mitocondriale. I mitocondri producono meno energia e più specie reattive dell’ossigeno, e li smaltiscono peggio.
La senescenza cellulare. Alcune cellule smettono di dividersi senza morire, e restano in un lavorio che rilascia segnali infiammatori nei tessuti circostanti.
L’esaurimento delle cellule staminali. La capacità di rigenerare i tessuti si riduce.
L’alterazione della comunicazione fra cellule. Qui rientra l’infiammazione cronica di basso grado, che in un prossimo articolo merita uno spazio suo.
La revisione del 2023 ha aggiunto l’autofagia compromessa, l’infiammazione cronica come voce autonoma e la disbiosi intestinale.
La cosa importante è che si parlano
Elencarli uno a uno dà un’impressione sbagliata, cioè che siano scompartimenti separati. In realtà si alimentano a vicenda.
La disfunzione mitocondriale aumenta lo stress ossidativo, che danneggia il DNA, che può spingere le cellule verso la senescenza, che a sua volta produce segnali infiammatori, che peggiorano la funzione mitocondriale nelle cellule vicine. È un circuito, non una catena.
Da qui discende una conseguenza pratica che riguarda chiunque legga di longevità: un intervento che agisce su un solo meccanismo ha un effetto limitato, perché gli altri continuano a lavorare. È la ragione per cui la promessa della molecola singola che risolve l’invecchiamento è, al momento, una promessa.
Che cosa se ne fa la clinica
Qui va fatta una distinzione netta, perché è il punto in cui molta comunicazione sulla longevità scivola.
Questi meccanismi sono biologia, descritta soprattutto su modelli cellulari e animali. Sapere che la senescenza cellulare esiste non significa che esista oggi un modo clinicamente validato di rimuoverla in un essere umano. I senolitici, le molecole che dovrebbero farlo, sono in sperimentazione.
Quello che la mappa consente di fare, qui e ora, è più modesto e più solido: capire perché certi interventi di cui esiste buona evidenza — il movimento, la qualità del sonno, la composizione della dieta, il controllo dei fattori di rischio metabolici — agiscono su più meccanismi contemporaneamente. Non sono consigli generici: sono fra le poche cose che toccano il circuito in diversi punti insieme.
Dove si misura
Alcuni di questi processi lasciano tracce misurabili — la lunghezza dei telomeri, i marcatori di stress ossidativo, gli indici di infiammazione. Altri no, o non ancora in modo clinicamente utile.
Quali si misurano davvero, cosa dicono e cosa non dicono, è il tema di un articolo successivo di questa serie. È la parte in cui il campo è più affollato di promesse, e quindi quella in cui vale più la pena essere precisi.
Dott.ssa Sonia Ciampa, direttore sanitario
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Il percorso di medicina della longevità si svolge al Poliambulatorio Rimedical di Santarcangelo di Romagna, in provincia di Rimini. Arrivano da noi persone da Rimini, Cesena, Forlì, Ravenna, Pesaro e dalla Repubblica di San Marino.
Si comincia da un inquadramento.
Centoventi minuti di valutazione medica multidisciplinare per capire da dove parti. Quello che emerge diventa il tuo progetto, e da lì decidi tu il passo.